Diagnosi e Terapie
Nutrigenomica e Nutrigenetica

La dieta non deve più essere intesa come un atto sacrificatorio, da compiersi saltuariamente quando lo specchio lo suggerisce ma deve invece essere intesa sempre e soltanto come una vera e propria strategia alimentare che deve essere intrapresa adattandola, volta per volta, alle differenti esigenze nutrizionali del singolo individuo.

Il Benessere quindi deve essere attentamente personalizzato, progettato e costruito con piacere e con costanza e non invece inseguito con la convinzione che si possa riparare agli abusi con periodi di frustrante ed eccessiva privazione alimentare.

La massima espressione della dieta personalizzata è oggi rappresentata da una nuova disciplina scientifica, la Nutrigenomica”, la quale fonde tutte le più recenti acquisizioni nel campo della genetica con quelle della moderna scienza alimentare. Essa, a differenza della “Nutrigenetica”, studia le interferenze, che taluni alimenti possono, nel lungo tempo, operare sul nostro “comportamento genetico”, il quale, come si sa, è scritto nel nostro DNA e quindi come tale è determinato fin dalla nascita, influenzandolo in senso negativo o positivo.

La Nutrigenomica ha recentemente trovato nella Medicina Funzionale e nella Medicina Rigenerativa e del Bioaging quel particolare terreno di cui essa necessitava, così da dare. proprio in questi ambiti disciplinari, tutti i suoi migliori frutti.

Con la Nutrigenomica è terminata l’era della dieta “pret a porter”. quella dieta che, purché sia equilibrata dal punto di vista macro e micro nutrizionale, poteva andar bene per tutti.

Con essa è invece iniziata la stagione della dieta “sartoriale su misura”, così intimamente personalizzata da essere addirittura impostata in base alla caratteristica genetica individuale, assolutamente differenti tra gli individui.

Oggi sempre più medici, e tra essi anche tutti coloro i quali, non molto tempo fa, erano scettici sul ruolo che l’alimentazione poteva avere nella genesi di svariate patologie cronico-degenerative, sono d’accordo nel sostenere l’importanza della nutrizione, sia nella prevenzione delle malattie che nella loro cura.

Se gli esperti della nutrizione, grazie anche alle nozioni della Medicina Funzionale, sono arrivati al punto di personalizzare la dieta, inizialmente attraverso lo studio ed il maggior approfondimento delle Intolleranze Alimentari (di tipo energetico, immunitario o citotossico) e successivamente con tutti i vari aggiornamenti in merito alle funzioni dell’intestino e della flora che in esso vive, attualmente, con la recente introduzione della Nutrigenomica si è giunti al punto di poter costruire, per ogni individuo, il migliore stile alimentare e con il massimo rendimento energetico, ovvero: produrre la massima energia, con il minor inquinamento.

Nell’arco di una vita media il nostro organismo tratta biologicamente circa 40-50 tonnellate di cibo, di diversa natura (differenti caratteristiche chimiche, organolettiche, microbiologiche, macro e micro nutrizionali) e circa cinquanta mila litri di liquidi.

Tutta questa massa, sia solida che liquida, entra nell’intimità del nostro organismo passando attraverso la mucosa dell’intestino e, sempre grazie ad esso, viene espulsa all’esterno. Il cuore, messo a confronto, risulterebbe una semplice pompa primitiva.

Da questa premessa risulta abbastanza evidente come il cibo possa essere uno dei principali fattori, se non il principale, capace di determinare il nostro Benessere e la nostra Salute, presente e futura.

Inoltre, le nostre abitudini alimentari sono cambiate così repentinamente,e non tanto in rapporto alle epoche precedenti ma addirittura anche in rapporto ai nostri stessi diretti antenati, che il nostro organismo non ha avuto il tempo sufficiente per potersi adattare ai nuovi stili di vita e, laddove ciò è accaduto, l’adattamento è stato pagato a caro a caro prezzo, in termini di Benessere e Salute.

Si è sopra accennato anche alla Nurtigenetica, altra disciplina di recente introduzione nell’ambito della Medicina Preventiva, che invece basa i suoi fondamenti sulla valutazione di come, per ogni differente tipologia di DNA, possa corrispondere una differente e quindi più specifica regola alimentare.

Diversi test genetici si sono affacciati recentemente sul mercato della Salute, promettendo previsioni più che affidabili in merito alle eventuali predisposizioni individuali a contrarre una certa patologia degenerativa, piuttosto che un’altra.

Patologie come il diabete, alcune forme di degenerazione cerebro-cognitiva, le malattie cardiovascolari, l’osteoporosi, alcune patologie autoimmuni, l’adattamento allo stress, sensibilità allo stress ossidativo, l’obesità, e tante altre possono, con un certo grado di probabilità, essere previste mediante l’analisi del patrimonio genetico individuale (S.n.i.p.s.), una sorta di testamento genetico scritto, fin dalla nascita, nelle “braccia” del nostro DNA.

Per quanto tali test possano essere di provata oggettività e scientificità, tuttavia la loro lettura e quindi la loro successiva interpretazione deve sempre essere affidata a persone di comprovata competenza sia nel campo della Biologia Micromolecolare che nel Bioaging.

In tempi recenti inoltre è giunta dalla Spagna la notizia che una ricercatrice, Maria Blasco, ha messo a punto un particolare tipo di test che, analizzando la lunghezza dei telomeri (parti terminali delle braccia del DNA che pare si possano accorciare con il passare del tempo), è in grado di stabilire la reale età biologia dell’individuo, rispetto a quella cronologica.

Dagli stessi lavori di ricerca della Blasco viene suggerita anche l’ipotesi in base alla quale sembra sia possibile modulare la velocità di accorciamento dei telomeri stessi, mediante l’attivazione di un particolare enzima, la telomerasi, per l’effetto di una determinata e specifica alimentazione, di una moderata attività motoria e con diverse pratiche meditative anti stress.

La nuova era dell’alimentazione applicata alla genetica, e viceversa, si è appena aperta con la incoraggiante prospettiva di “aggiungere vita agli anni” e non anni alla vita. La ricerca deve quindi procedere non verso la scoperta dell’ “elisi di lunga vita”, che tanto in passato ha suggestionato la fantasia popolare, ma verso l’ottenimento di una migliore qualità della vita stessa, vissuta nel pieno Benessere, Salute e godendo della massima performance Psico-fisica.

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